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Barbero e la battaglia di Caporetto

 

Sabato 4 novembre si è tenuto l’incontro con Barbero, uno storico che lavora anche per Super Quark, di presentazione del suo nuovo libro dedicato alla “La battaglia di Caporetto”: l’autore racconta lo scontro tra Italia e Germania in cui noi fuggimmo, e come si dice in giro, codardamente; mi aspettavo qualcosa di noioso, invece…

Questo evento raccontato in modo chiaro e coinvolgente ha creato nella mia mente un’immagine quasi perfetta dell’accaduto. Ho scoperto molte informazioni sulla prima guerra mondiale e sulla condizione italiana in quel tempo.

Ho compreso come mai scappammo in quella battaglia e come i tedeschi fossero avanti anni luce da noi a livello tecnologico. Avevano un’altra tattica, altri modi di fare, altre armi. Loro, prima di tutto, sapevano improvvisare, fare senza ordini, cosa che da noi era vietata. Avevano mitragliatrici più leggere e “semplici” da portare, ed erano più furbi: ricordo che loro, come tutti, bombardavano prima di attaccare le trincee nemiche, ma non lo facevano tanto quanto gli altri. A volte duravano solo mezz’ora. Inoltre utilizzavano una tecnica innovativa: “Alle 8 iniziano i bombardamenti e finiscono alle 9: alle 8 meno 20 pronti ad uscire, 8 meno un quarto andate, le bombe vi esploderanno a 100 metri e voi ve ne fregherete, alle 9 finirà e voi sarete già lí”. Innumerevoli lettere vennero spedite da ambo i fronti e ciò ha reso più semplice il lavoro di ricostruzione delle tecniche e degli eventi compiuta degli storici.

Il Professor Barbero ama, più che altro, indagare su tutto ciò che la guerra comporta: gli Austriaci, che non hanno buoni rapporti con la Germania, e vanno comunque da loro a chiedere aiuto per sconfiggerci. Indagare ad esempio su come vennero utilizzati i treni per portare i soldati al fronte, 10 treni arrivavano alle stazioni non per trasportare civili e cibo che in quel tempo serviva tanto, ma soldati. E poi il carbone utilizzato per muovere le locomotive, che sarebbe servito invece a scaldare centinaia di persone;  e il cibo, che avrebbe sfamato città intere, e invece veniva inviato al fronte facendo sì che quel terribile inverno venisse ricordato come l’inverno delle rape.

L’incontro si è tenuto in una sala non proprio grandissima, ma stra colma di gente. Molti erano in piedi o (come me) anche seduti a terra, e c’erano circa 100 sedie. Molti, pensate, stavano appesi fuori dalla finestra, al freddo, pur di ascoltare. La storia quando è ben raccontata spazza ogni noia e coinvolge spettatori.

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